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Gira che ti rigira (nello stereo).
Chiariamo, non sto facendo classifiche di fine anno. No no no, non le faccio.
Ok, quindi la rubrica di oggi è “Che si sente a casa Felson (che non sia un disco vecchio però)?”
Agevoliamo il servizio (come direbbe il giudice di sedia):
- Yo La Tengo – “I am not afraid of you and I will beat your ass”: spiazzante. Parte con un lunghissimo pezzo che davvero spacca il culo! Poi un’anima pop jazz swing prende quasi completamente il sopravvento.
- Beirut – “Gulag orkestar”: me ne parlavano con ternini entusiastici. Sì bravi (anzi bravo), ma la noia mi ha assalito dopo due pezzi.
- Sonic Youth – “The destroyed room”: una disco di b- side e rarità. Principalmente spore musicali, esperimenti in cui il cantato è assente se si eccettuano gli espisodi in cui Kim Gordon sta dietro al microfono (cantare è un’altra cosa... ahahahahaahah). Chiude il tutto la versione originaria di The diamond sea, ancora più lunga di quella presente in “Washing machine” (quella era di 19 minuti e 36, questa addirittura di 25 e 48 a causa di una coda sperimental-noise).
- Don Quiból – s/t: bellissimo. Anzi, un capolavoro! Un trio italianissimo che fa rock indie folk psichedelico. Umbratili e melodici, pop e noise da cameretta.
- ...And You Will Know Us By The Trail Of Dead – “So divided”: cos’è ‘sta merda? Dove sono i miei Trail Of Dead? Quelli sanguigni, pieni di passione e di calore? Quelli di “Madonna” e di “Source tags & codes”?
- The Frames – “The cost”: un disco ispirato. Forse meno bello e strappalacrime di “Burn the maps” e meno vario nelle atmosfere. Ma è sicuramente da riascoltare con attenzione.
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